fra carlo 
il monaco santo di cusano 
la vita - le opere - i miracoli
RASSEGNA STAMPA
 
 
 [23-11-2002]
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L’OSSERVATORE ROMANO - Sabato 23 Novembre 2002 -
 
Un’esperienza di santità maturata nel nascondimento di un convento francescano nel Molise
 
 
 
 
La ricca testimonianza del servo di Dio 
Fra Carlo di San Pasquale
 
 
Nel piano di Dio il dono dell’esistenza a Giuseppe Vitelli è divenuto una grazia eccelsa, perché gli aprì la prospettiva dell’essere oltre la morte, essendo stato modello affascinante per la stima e l’ammirazione di quanti lo conobbero per la sua fedeltà costante a Cristo. 
 
Il dono della Grazia, forza edificatrice, trovò in lui un particolare sostegno che orientò i suoi passi per qualità di vita, di rapporti e di azioni con l’approdo alla santità che per la soave fragranza di questa potenza trasformatrice lo sottrasse totalmente al potere satanico e divenne protagonista di una esperienza mistica per l’ardente tensione verso il regno di Dio. 
 
Cusano Mutri, nella Diocesi di Cerreto Sannita — Telese —Sant’Agata dei Goti, nota per la pastorizia e la fabbricazione dei panni di lana, registrò la sua nascita dai coniugi Donato Vitelli e Cristina Mongello il 16 marzo 1818. 
 
Ragazzo appena frequentò la scuola fino alla terza elementare, quando il padre avvertì la necessità della sua collaborazione nella custodia del gregge e durante questo lavoro spesso pregava genuflesso ed elevava la sua voce a Dio con il canto delle litanie e di inni sacri. Il suo animo cresceva consapevole ben disposto alla vita religiosa con una pietà salda, ispiratrice del suo cammino, ma trovò difficoltà nel padre per l’esigenza delle fatiche rurali. 
 
Passarono diversi anni prima che il suo proposito venisse attuato. Nel 1839, a 21 anni, venne ammesso nel convento dei francescani osservanti di Sepino nel Molise per la posizione costruttiva in modo responsabile del suo radicale coinvolgimento in Cristo, tramite San Francesco. 
 
Il periodo di prova nel noviziato fu ridotto per le sue doti ricche e dense di ottimi sentimenti da riprodurre in sé possibilmente le caratteristiche di Gesù, suo Maestro. 
 
I superiori lo desideravano sacerdote, ma per la leale e serena sua modestia volle rimanere laico nella realtà quotidiana con il porsi al servizio della comunità, che compì fino in fondo con le umili mansioni di portiere, sacrestano, questuante vicino alla gente per un quinquennio. 
 
Per i frutti maturati nel costante impegno del suo itinerario spirituale da lui ritenuto troppo misero avvertì la sua povertà e il rinnovato slancio di fiducioso ottimismo lo indusse a domandare insistentemente con decisione ferma ai suoi superiori di passare al solitario e suggestivo convento con l’annesso santuario di S. Maria Occorrevole sul monte Muto di Piedimonte Matese, retto dal 1674 dai Francescani Alcantarini, ai quali fra Carlo si votò nel 1844 al punto di realizzare con questo gesto significativo una perfezione maggiore per la rigida regola di rigore morale di stretta osservanza e proseguire la sua totale dedizione al Signore. Al nome di fra Carlo con gioia aggiunse la denominazione di S. Pasquale, patrono dei frati laici, per la volontà di migliorare, di imitarlo e di ringraziarlo, lasciandosi plasmare dal suo esmpio. 
 
Da questo trasferimento necessario per il percorso di perfezione acquistò valori positivi per riparare i peccati e convertire le anime. 
 
Nel 1849, venne dislocato in Irpinia, nel convento di S. Pasquale a Mirabella Eclano e qui operò miracoli con una frequente offerta di segni di amore verso le necessità altrui, prodigando raggi di luce e di conforto. Preziose sono le testimonianze che parlano di infermi, di preoccupati e di angosciati e dei favori a loro concessi per la sua mediazione sempre sollecita a dispensarli. Un periodo difficile, imputabile a una politica arbitraria e tirannica, nel 1866, con le leggi di soppressione dei conventi emanate dal novello stato in Italia, fu subìto da fra Carlo per lo sfratto, che gli procurò sconforto e disagio nell’intimo martoriato. 
 
Con estrema libertà senza vittimismo rientrò nel paese e con il senso di assoluta appartenenza a Gesù si sistemò insieme con fra Rocco in alcune stanze attigue alla chesetta della Madonna delle Grazie, all’ingresso del territorio, e curarono l’edificio, attivando le pratiche di pietà e lo mutarono con l’esercizio assiduo di grande fervore in destinazione di devoti pellegrinaggi. 
 
Qui la vita di fra Carlo trascorse amabilmente con generosa passione in compagnia della Madonna del Buonconsiglio, che amava con cuore tenero e filiale, per i suoi efficaci benefici. 
Continuò a vivere eroicamente fedele alla sua coscienza che mise in pratica il messaggio di Gesù alla luce delle beatitudini evangeliche e accettò di provare fino in fondo l’esperienza dell’amore a Dio e ai fratelli. Il Vangelo illuminò la sua giornata, lo sostenne a impiantare la sua posizione spirituale di saggezza della mente e del cuore con la presenza di Dio.  Divenne creatura amabile per la scrutazione dei cuori e per lo spirito profetico con la previsione di lieti o tristi eventi, proficui mezzi per non abbandonare i fratelli nei loro momenti cruciali. La sua intercessione presso Dio con il patrocinio della Madonna e l’intervento di s. Pasquale, le sue primarie devozioni, ebbe sempre l’esito desiderato. 
 
Il sospirato giorno dell’incontro con il Signore per il dono della pace e della gioia avvenne il 16 marzo 1878, al compimento del sessantesimo anno. La sua salma venne esposta per sei giorni nella chiesa di S. Nicola; era flessibile come di un dormiente ed emanava un gradito profumo. 
 
I resti mortali nella chiesetta di S. Maria delle Grazie e il sepolcro è continuamente adorno di fiori e meta di visite e pellegrinaggi. 
 
Si tramandano notizie di apparizioni e di visioni a devoti concittadini e anche ad estranei dopo la sua morte con grazie e prodigi, che, per vicende diverse numerosi fedeli invocano, perchè venga incontro con generosità alle loro esigenze concrete piene di speranza nel “Monaco Santo”. 
 
SALVATORE  MOFFA 
 
 
 
 
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